Forza massimale: è la forza più elevata che il sistema neuromuscolare è in grado di sviluppare con una contrazione volontaria
Forza resistente (resistenza alla forza): capacità dell'organismo di opporsi alla fatica durante prestazioni d forza e/o durata.
Forza rapida o veloce: è la capacità del sistema neuromuscolare di superare le resistenze con elevata rapidità di contrazione
I processi fisiologici di cui il corpo si avvale per produrre energia utile al movimento sono principalmente 2:
ANAEROBICO (in assenza di ossigeno): che sfrutta l'energia prodotta dal glicogeno e dall'adenosintrifosfato, sostanze presenti nelle fibre muscolari, può essere rispettivamente lattacido o alattacido, a seconda che si formi o meno acido lattico nei muscoli, e viene attivato per sforzi intensi ma di breve durata, generalmente non superiori al minuto.
AEROBICO (in presenza di ossigeno): che sfrutta l'energia prodotta dall'ossidazione degli acidi grassi, presenti nei tessuti adiposi del corpo, che si attiva per sforzi poco intensi ma costantemente protratti nel tempo.
Nella realtà la suddivisione non è così rigida, infatti nel corso di una prestazione sportiva tipicamente aerobica come la corsa, o il ciclismo, si possono avere dei picchi di sforzo che attivano anche il metabolismo anaerobico, come gli scatti e le salite, con produzione di acido lattico e affaticamento muscolare.
Viceversa anche un'attività fisica prevalentemente anaerobica come gli esercizi con i pesi, può diventare aerobica, quando, per esempio, si eseguono gli esercizi in circuito senza pause, oppure quando le serie vengono intervallate da un esercizio aerobico come la corsa lenta o la cyclette.
E` doppiamente importante negli esercizi di trazione alla barra alta o alla lat-machine.
Una abituale presa unilaterale dell'attrezzo, infatti, provoca uno squilibrio di forza tra i muscoli che agiscono sulle dita: i muscoli "flessore lungo" ed "opponente" del pollice, che flettono e chiudono il pollice sul palmo della mano, non vengono sollecitati adeguatamente e rimangono piu` deboli rispetto ai muscoli "flessore superficiale", "flessore profondo", "interossei palmari" e "lombricali" delle dita", che flettono e chiudono le altre 4 dita sul palmo della mano [vedi Fig.3].
Ne consegue che la forza e resistenza della nostra presa (stretta di mano), che dipende in buona parte (40% circa) dai muscoli del pollice, non incrementerà adeguatamente a quella delle nostre braccia