Itabolario
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Francesco de Sanctis, uno dei padri degli studi storici sulla letteratura italiana e uno dei primi ministri dell’istruzione pubblica del Regno d’Italia, pubblicava nel 1870-’71 la sintesi più nota sulla nostra letteratura: Storia della letteratura italiana.
Il titolo è disarmante per la sua (apparente) semplicità e per l’idea che fissa e che ci ha influenzati per un secolo: l’Italia esiste perché esiste la sua letteratura. È un giudizio, un percorso stabilito, una storia che si compie. Il lettore, lo studente e il cittadino, percepiscono così una linea evolutiva che è allo stesso tempo culturale, “essenzialista” (perché ambisce anche a stabilire un’essenza dell’Italia) e politica. Quel titolo nuovo e geniale vedeva già tutto in funzione di una lingua unitaria e unificante. Senza dire ancora nulla dell’unità politica italiana appena raggiunta, ne rendeva evidente una delle ragioni ideologiche più forti, la lingua e la sua storia. Non solo: i titoli dei primi due capitoli del primo volume, I Siciliani e I Toscani, incardinavano la storia della letteratura in quei due fuochi culturali e geografici delle origini che ritrovavano finalmente solidarietà linguistica e politica. Un’impresa del Risorgimento insomma, un Risorgimento appena compiuto.
Cari lettori,
nel suo libro ben documentato e altamente istruttivo "Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere" (chi non abbia il libro e sappia l’inglese, può vedere "il film"), Jared Diamond ripete una domanda che è stata pensata da decine di antropologi nello studiare l'isola di Pasqua e il suo collasso dovuto all’eccessivo sfruttamento delle poche risorse di cui disponeva: cosa pensò l'uomo mentre stava tagliando l'ultimo albero?
Incipit di Sulla Strada, Jack Kerouac (Lowell, 12 marzo 1922 - St. Petersburg, 21 ottobre 1969)
Siete giovani, volenterosi, avete finito di studiare più o meno nei tempi giusti, ma nonostante master, stage, corsi di formazione non avete ancora un lavoro che vi permetta di mantenervi? Eleonora Voltolina ha raccolto le storie di una generazione che non arriva a mille euro al mese. E non ci sono solo i soliti noti del precariato (artisti, giornalisti, ricercatori…), ormai anche categorie come medici, avvocati e architetti ingrossano l'esercito dell'Italia sottopagata. Linkiesta vi propone un capitolo del libro Se potessi avere 1000 euro al mese, relativo alle false partite Iva, che servono solo a mascherare da lavoro autonomo dei rapporti in realtà subordinati e malpagati.