“non è la dirittura morale a dire la religiosità di un testo”, ma “un campo morale, dove tuttavia per morale non intendiamo una questione di buoni costumi, ma il campo della dimensione drammatica della vita radicalmente umana, anche quello meno edificante, nella quale è presente la Grazia”. Lo scopo “morale” dell’opera letteraria diventa allora quello di mettere la coscienza del lettore davanti ai grandi problemi del bene e del male, mentre lo scrittore cattolico riterrà l’uomo incompleto in sé, incline al male, ma redimibile qualora i suoi sforzi siano assistiti dalla grazia.
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